Una Direttiva per fornire vitamine di usabilità ai redattori web delle PA

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La consultazione è scaduta, non è più possibile votare idee.

Punteggio: 3

Inserito da: 
Emilio Simonetti
Nella consultazione: 

Non voglio peccare di ridicola vanagloria, ma l’idea di fornire i redattori web di un know-how di facile apprendimento per la realizzazione di test di usabilità a basso costo, know-how realizzato dal Gruppo di Lavoro per l’Usabilità (GLU) del Dipartimento della funzione pubblica (http://www.funzionepubblica.gov.it/glu), mi sembra analoga a quella che ebbe Bill Gates proponendo alla IBM nel 1981, l’MS-DOS, il cui uso, come è noto, non richiedeva la conoscenza  dei linguaggi di programmazione per l’utilizzo dei computer...  così come il protocollo eGLU 2.0 non richiede un expertise professionale basata su euristiche, metodi e tecnicalità  spinte dello user experience design per la realizzazione di test con utenti.

Ma no, forse, l’analogia non tiene, se non per qualche aspetto secondario.

In ogni caso, non si tratta, per migliorare la qualità della comunicazione web dei siti delle PA, di far diventare esperti di usabilità i redattori tutti, così come l’MS-DOS non consentiva di diventare esperti tutti di programmazione. Basterebbe mettere delle buone vitamine rivitalizzanti (con i principi attivi dell’usabilità) nelle diete professionali dei redattori web grazie a eGLU 2.0, perché gli effetti salutari si ripercuotano anche sull’alimentazione interattiva dei cittadini alle prese con i servizi pubblici online.  

Dunque, che tenga o meno l’analogia, in che cosa consiste l’idea da realizzare?

Nel proporre al Ministro per la semplificazione e la PA di adottare una “Direttiva" rivolta a tutte le pubbliche amministrazioni per far diventare di uso diffuso e comune, come parte del bagaglio professionale dei redattori, il protocollo eGLU 2.0 nelle redazioni web dei 25/30 mila siti web pubblici. Per una legge, pur auspicabile per la governance dei siti web delle PA, l’impresa pare esagerata e irrealistica, visti i precedenti storici delle difficoltà incontrate da quella sull’accessibilità (la legge n. 4/2004). Mentre per una direttiva che indirizza in modo non “autoritativo” il comportamento delle PA, l’idea appare più realistica.

Ma perché non seguire l’iter procedurale interno di tipo amministrativo - come si conviene ad un funzionario dello Stato -, di rappresentare l’idea all’ufficio legislativo del Ministro, previo consenso gerarchico, invece di buttarla qui l’idea, in pasto ai visitatori e a chi la giudicherà?

Certo, è vero, ma una cosa è salire le scale del gabinetto ministeriale vestito solo dell’idea della direttiva come un umile funzionario francescano scalzo. Un’altra, farlo con il consenso dei voti di chi la legge e di quello della commissione di esperti giudicante l’idea, idea che magari entra nel Piano delle iniziative per la cultura digitale e del Programma nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitali. Non vi pare?   

Ultima modifica: 
Giovedì, 31 Luglio, 2014 - 16:52
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