Dal docente al docente eLeader

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sandra troia
Nella consultazione: 

You can’t make an omelette without breaking eggs

Lo scenario che il repentino sviluppo tecnologico ha determinato è assolutamente nuovo e richiede il coraggio di essere innovativi. Rompere con il passato, tentare nuove strade non è cosa facile, richiede, prima di tutto, la capacità di assumersi i rischi di una sperimentazione. Nel tentare nuove strade non c’è garanzia di successo. Tuttavia, rimanere fermi in questo momento vuol dire rinunciare anche alla sola possibilità di riuscire. Cercare di “non rompere le proprie uova” alla lunga porterà, e su questo non ci sono dubbi, tutti a rimanere “senza omelette”.

Rispondere agli input del contesto

Se il contesto muta costantemente e con esso le competenze che il soggetto deve agire per rispondere efficacemente ed efficientemente agli input esterni:

  • come strutturare l’esperienza formativa perché risponda ai bisogni reali del soggetto in formazione e della comunità di cui è membro?
  • come ripensare la professione docente?

Dal docente al docente eLeader, dal training all’apprendimento, dal racconto all’esperienza, dalla cittadinanza alla cittadinanza digitale

In che modo la scuola può educare il cittadino digitale? Come la competenza digitale si declina in esercizio della cittadinanza digitale? 

  • La scuola che educa per competenze riconosce la competenza digitale come “elemento forte” nella progettazione di esperienze di apprendimento in cui il discente diviene consapevole del proprio ruolo di cittadino (digitale), di attore proattivo nella società locale, nazionale e globale, di agente di  competenze sia nella dimensione analogica che in quella digitale.
  • Il docente è eleader del gruppo che apprende.
  • Il processo di apprendimento consente all’apprendente di potenziare l’esercizio della propria cittadinanza. L’aula, attraverso la Rete, si apre al mondo, valorizza percorsi di istruzione formale ed informale, ricerca ed attiva reti collaborative, finalizzate all’arricchimento dell’esperienza formativa, con partner diversificati (istituzioni, aziende, enti no profit, cittadini,…).
  • Il progetto didattico si orienta ad una completa integrazione della tecnologia nel processo di apprendimento. L’esercizio della competenza digitale e di cittadinanza si fondono in occasioni formative attive e collaborative.
  • Nella scuola la competenza digitale si configura come elemento centrale per “costruire la cittadinanza”. Docenti, genitori e discenti divengono consapevoli dell'evoluzione del concetto di cittadinanza in cittadinanza digitale, della necessità di essere competenti per poter esercitare attivamente la cittadinanza e, infine, della necessità di essere formati ad agire le competenze, in modo integrato e complementare, tanto nella dimensione analogica che in quella digitale. [Troia et al, 2014]

Sintesi dell’analisi del contesto da cui nasce l’idea

  • Lo scenario in cui i cittadini di ogni età si trovano ad agire è in continuo mutamento ed è caratterizzato dall’integrazione tra dimensione analogica e dimensione digitale.
  • Il soggetto “competente” agisce le competenze senza soluzione di continuità tra analogico e digitale.
  • Il progresso tecnologico influenza fortemente lo scenario e richiede al soggetto, per rimanere incluso, un apprendimento continuo.
  • Le indicazioni nazionali/europee in materia di istruzione e formazione declinano gli obiettivi formativi in sistemi integrati di competenze.
  • L’offerta formativa in ambito scolastico non soddisfa i bisogni formativi dei soggetti in formazione e del mercato occupazionale.
  • La professione docente necessita di rinnovamento utile a rendere più efficace ed efficiente il servizio didattico e, insieme, valorizzare le risorse umane.   

Innovare la didattica

Organizzare l’esperienza di apprendimento per competenze non è solo un cambiamento di terminologia nella progettazione didattica. Il riferimento costante al concetto di competenza contenuto nelle indicazioni nazionali/europee è da intendersi come richiamo costante “al mondo reale”.

Alla scuola è chiesto di formare i soggetti affinché possano muoversi da protagonisti (ovvero in modo competente) in uno scenario complesso e mutevole. Come, in concreto, è possibile innovare la didattica?

Si tratta di far divenire “normale prassi” ciò che in alcune scuole già da tempo si realizza grazie alla professionalità di Dirigenti Scolastici e docenti che, più o meno consapevolmente, svolgono il ruolo di e-leader.

Indicazioni per la progettazione dell’esperienza didattica:

  • strutturare l’esperienza formativa intorno a task;
  • favorire la consultazione di fonti autentiche (in particolare attingendo ai siti web delle istituzioni nazionali ed europee e guidando all’interpretazione dei dati aperti);
  • utilizzare come lingua veicolare, sin dai primi anni di scuola, l’inglese oltre che la lingua madre,
  • integrare l’uso delle IT nell’esperienza di apprendimento;
  • aprire al contesto esterno l’ambiente di apprendimento,
  • educare alla partecipazione.

Non è possibile, in questa sede, procedere ad un’analisi dettagliata delle motivazioni che sono alla base delle indicazioni in precedenza sinteticamente elencate; l’idea generale è riportare la scuola  al mondo reale.

Il soggetto in formazione deve poter fruire la scuola d’obbligo scolastico, in particolare, come ambiente protetto in cui impara ad essere cittadino (digitale):

- del proprio Paese,

- dell’Unione Europea,

- di un contesto globale in continuo mutamento.  

Per realizzare esperienze di formazione significative per l’apprendente “cittadino” il sistema scuola deve essere caratterizzato da figure professionali d’eccellenza. Vi è necessità di valorizzare/formare docenti e-leader in grado di essere proattivi

Un docente proattivo:

  • interpreta e coglie le tendenze,
  • anticipa i cambiamenti e avvia sperimentazioni, 
  • pianifica in anticipo strategie e azioni,
  • guida gli apprendenti a confrontarsi con il futuro.

La formazione del personale docente, in ambito di competenze digitali, non dovrebbe limitarsi alle competenze informatiche e all’uso didattico delle tecnologie ma configurasi come educazione all’eleadership in contesto educativo.

Non è più utile una scuola in cui gli allievi ricevono un servizio didattico strutturato come “training” o come “racconto”. L’innovazione auspicata e suggerita è nella direzione di una scuola che sia luogo in cui si realizza il “learning” e si privilegia la sperimentazione del contesto reale (e delle sue problematiche).

Il docente e-leader mette a servizio dell’ambiente formativo non solo le proprie conoscenze e competenze specifiche in uno specifico ambito disciplinare:

  • è leader del gruppo che apprende;
  • è orientato, per educare alla complessità, a guidare gli allievi ad essere “apprendenti consapevoli” attraverso la comprensione del “perché” si apprende e non solo del “cosa e come” si apprende; 
  • è in grado di proporre task che stimolino a confrontarsi con il presente e il futuro (non solo con il passato);
  • è in grado di integrare la tecnologia nell’esperienza didattica con il fine di formare gli allievi a riconoscere le potenzialità e, insieme, i rischi delle tecnologie dell’informazione e comunicazione in una prospettiva non limitata all’iniziativa didattica
  • è in grado di coinvolgere nella progettazione dell’esperienza formativa anche soggetti “esterni alla scuola” (genitori, esponenti appartenenti a realtà pubbliche e private, cittadini) utilizzando le potenzialità delle tecnologie dell’informazione e comunicazione.

Innovare la professione docente

Una innovazione nel modo di considerare la figura del docente è indispensabile per innovare l’offerta formativa.

Il docente, professionista nel settore dell’istruzione, deve contribuire a portare in aula il modo reale perché gli allievi possano sperimentalo. Per fare questo è auspicabile che sia incentivato:

  • alla mobilità in diverse posizioni nell’ambito della PA, a livello nazionale ed internazionale (job sharing in contesto EU),
  • all'uso dell’aspettativa (l'istituto dell'aspettativa non retribuita andrebbe incoraggiato consentendo, però, al docente di svolgere attività lavorativa retribuita),
  • allo svolgimento di attività professionali (non solo per gli appartenenti ad albi professionali),
  • all’impiego part-time.

L'esperienza maturata dal docente "fuori dalla scuola" potrebbe così tradursi, al rientro nella posizione, in risorsa, a costo zero, per l'intero sistema scolastico; andrebbe assimilata ad un percorso di formazione/aggiornamento on the job.

La valorizzazione della professione docente, infine, non può realizzarsi senza la predisposizione  di incentivi in termini di avanzamento di carriera che premino, per esempio, la disponibilità alla formazione continua, il raggiungimento di obiettivi, la produzione di ricerca didattica o la produzione di risorse didattiche, la disponibilità alla mobilità. 

In un contesto “fluido” è possibile “imbrigliare” in modelli operativi fissi la progettazione didattica? 

Non è possibile definire modelli chiusi, ma, senza dubbio, è auspicabile individuare una vision comune e non perdere i riferimenti e le indicazioni forniti a livello nazionale ed europeo. Il veloce progresso tecnologico rischia di rendere presto obsoleti in particolare i modelli operativi che si strutturano intorno a determinati device o applicazioni.

La vision suggerita apre la porta dell’aula alla realtà locale e globale attraverso il digitale e punta su un apprendimento che docenti, allievi e contesto costruiscono insieme attraverso un costante dialogo. Si concentra sulla metodologia da impiegare: consultazione di fonti autentiche in Rete, sperimentazione costante di nuove tecnologie, stimolazione alla produzione di output  creativi ed innovativi [Trilling, 2009]. 

L’ambiente formativo, in cui vi è piena integrazione tra dimensione analogica e digitale, deve essere proattivo e deve educare ad essere proattivi. In questo l’uso della Rete risulta determinante perché consente al discente di ampliare il proprio campo esperienziale, in modo determinate se il soggetto è in possesso di un adeguato livello di competenza linguistica (inglese come lingua straniera).

La competenza digitale intesa come impiego competente del web facilita l’allievo nell’attività di interpretare le tendenze e, conseguentemente, nell’anticipare i cambiamenti e pianificare strategie e azioni.

Partendo dalle indicazioni nazionali/europee in materia di declinazione delle competenze chiave e dai descrittori per individuare il livello di competenza ciascun “sistema che apprende” deve poter strutturare in autonomia l’esperienza didattica adeguandola agli input del contesto e dei soggetti che compongono il gruppo in formazione.

Tutte le competenze chiave hanno un evidente legame con la competenza digitale. Esiste, tuttavia, un elemento di criticità; esso è rappresentato dal fatto che tale competenza, assai difficile da definire in modo chiuso ed univoco, quotidianamente muta e si accresce influenzata dai progressi tecnologici  [Ferrari et al, 2013]. Per questo motivo l'attenzione, nella progettazione didattica, non andrà focalizzata su uno strumento o tecnologia specifica, piuttosto sull'integrazione del digitale nel processo di apprendimento e la maturazione della proficiency delle competenze (digitali). [Troia et al, 2014]

Come strutturare un’esperienza d’apprendimento

Di seguito sono presentate alcune idee per la progettazione di esperienze d’apprendimento in tema di competenze digitali e cittadinanza (digitale). 

Iniziare dall’educazione alla cittadinanza (digitale)

Nella progettazione didattica di interventi di educazione alla cittadinanza  le competenze disciplinari, digitali e di cittadinanza vengono consolidate in modo integrato attraverso la strutturazione di esperienze educative che vertono sull’engagement del discente (ovvero un coinvolgimento profondo del soggetto in formazione).

I riferimenti entro cui si struttura il progetto didattico sono il quadro delle competenze-chiave per l’apprendimento permanente definite dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione europea (Raccomandazione del 18 dicembre 2003), il Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione (Decreto Ministeriale del 22 agosto 2007, N. 139) e relativo Allegato 2 Competenze chiave di cittadinanza; il Regolamento recante indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione (Decreto del 16 novembre 2012, n. 254). Per esercitare attivamente la cittadinanza (digitale) il soggetto deve essere competente.

L’engaging del discente avviene attraverso la strutturazione di attività che prevedano l’orientamento dell’esperienza didattica alla produzione di output concreti o alla realizzazione di progetti. 

L’allievo è posto in condizione di organizzare il proprio apprendimento attraverso l’uso di ambienti didattici digitali e di integrare analogico e digitale ampliando la scelta delle risorse disponibili (dal manuale al sito web). La dimensione digitale viene adoperata per incrementare il coinvolgimento attivo del soggetto nel processo formativo. Questo, inoltre, consente un confronto diretto con messaggi, trasmessi utilizzando linguaggi diversi e mediante diversi supporti, di genere e complessità diversificati.

L’elaborazione e realizzazione di output e/o progetti pone il soggetto nella condizione reale di valutare e pianificare tempi, modalità, strategie per tradurre le conoscenze possedute in competenze agite. 

La proposizione di  “situazioni problematiche” (anche in forma di gioco) sollecita il discente a  costruire e verificare ipotesi, ad individuare/valutare (criticamente) fonti e risorse adeguate, ad elaborare argomentazioni, collegamenti e relazioni.

L’uso della Rete (e dei social network) consente il consolidamento “su campo” della capacità di interazione, negoziazione, ascolto e proposizione delle posizioni personali nel rispetto dei diritti altrui. 

Il web 2.0 è stata un’innovazione “dirompente”, non si è migliorata, ottimizzata o fatta evolvere una modalità di comunicazione, ovvero apportata una innovazione di tipo incrementale [Christensen, 1997], si è cambiato in modo radicale il modo di comunicare. L’esperienza didattica proposta predilige la dimensione “social” intesa come palestra a questa innovativa forma di comunicazione, nonché esercizio di inclusione e partecipazione.

Un’attività organizzata di feedback, infine, guida gli allievi a riflettere e a capitalizzare le esperienze vissute, a cogliere non solo il “cosa si apprende” e il “come” ma il “perché” si apprende (per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale, l’occupazione, …). Elemento che risulta indispensabile per coltivare l’apprendimento permanente in una società fluida [Bauman, 2005] complessa come quella attuale.

Educare a colloquiare con le Istituzioni

La cittadinanza, come già evidenziato, si è “allargata” al digitale. La Rete facilita la partecipazione e il “contatto” con le Istituzioni. La scuola, in questa nuova prospettiva, deve arricchire i propri obiettivi formativi ed educare l’allievo anche a vivere questa dimensione della cittadinanza [1]. Il discente cittadino attivo (digitale) deve essere formato a percepire se stesso come partner delle Istituzioni [Gramberger, 2001] e le Istituzioni, tra cui la scuola, devono attivarsi perché questa interazione abbia luogo e si sviluppi [Sherrod e alt, 2010]. 

La Rete è il mezzo attraverso cui la Pubblica Amministrazione non si “limita” ad essere trasparente ma realizza azioni affinché il cittadino si attivi (erogazione di servizi on line, richiesta di feedback, consultazioni). L’esperienza formativa integrando competenze disciplinari, competenze digitali e di cittadinanza deve concorrere alla maturazione del soggetto affinché, da membro “competente”, possa contribuire al benessere della comunità locale e globale [Print e Lange 2012]. Nel contesto scolastico è indispensabile che il soggetto in formazione colga il superamento della distinzione tra contesto “reale” (analogico) e “virtuale” (web) a beneficio di una reciproca integrazione.

I discenti, per divenire cittadini (digitali) devono essere guidati a conoscere e a sperimentare, gradualmente ed in modo adeguato al proprio livello di maturazione, i concetti di e-governance, e-democracy [2], e-government [3].

L’uso della tecnologia nella didattica non può limitarsi ad essere strumentale alla realizzazione del singolo intervento didattico, ma deve mostrare al soggetto in formazione il valore dirompente che essa assume nell’esercizio della cittadinanza. La competenza digitale a cui si educano gli allievi è, in questa prospettiva, “engaging in on line citizenship” [Ferrari, 2013].

Engaging in on line citizenship

La declinazione come competenza dell’engaging in on line citizenship (esercizio della cittadinanza digitale)  è contenuta in “DIGCOMP: A Framework for Developing and Understanding Digital Competence in Europe” uno studio realizzato dal Joint Research Centre della Commissione Europea pubblicato nel 2013. L’intento dichiarato del lavoro è quello di contribuire alla comprensione dello sviluppo della competenza digitale in Europa e fissare descrittori esaustivi della competenza digitale. Si pone come un meta-framework rispetto agli attuali framework, iniziative, curricula e certificazioni. In esso sono individuate 5 aree di competenza e 21 competenze. L’engaging in on line citizenship è inserita nell’area 2 Communication.

Partendo da questo primo input è possibile progettare esperienze formative in cui tale aspetto specifico della competenza digitale venga agito dai discenti. [Troia et al, 2014]

Crescere cittadini (digitali): dalla literacy alla fluency  

Per avvicinare in modo significativo i discenti ai concetti di e-governance, e-democracy, e-government e consolidare la competenza digitale è auspicabile organizzare l’esperienza formativa per step: individuazione del topic, esplorazione guidata delle fonti, affidamento di task, feedback, riflessione sull’esperienza realizzata, socializzazione.

In relazione ai diversi ambiti/aree disciplinari si procede all’individuazione del topic. Intorno ad esso il docente costruisce il percorso didattico che si avvia con una prima fase esplorativa rappresentata da una webquest [Dodge,1995]. Attraverso essa l’allievo è guidato a confrontarsi con fonti autentiche, selezionate preventivamente dal docente, e a realizzare task definiti, in relazione agli specifici obiettivi formativi individuati. Il confronto con la fonte autentica rappresenta una passaggio delicato e necessita di essere “costruito” dal responsabile dell’intervento formativo. Tra gli obiettivi di questa attività è, senza dubbio, il raggiungimento dell’information fluency. Il discente, attraverso un uso quotidiano, ed integrato all’analogico, della Rete e del digitale, è posto in condizione, in modo graduale, di interpretare inconsciamente ed in modo istintivo le informazioni essenziali (autenticarle, riconoscerle e dare loro valore). È posto in grado, infine, di superare le distinzioni tra formati [Crockett et al ,2011].

L’evoluzione dalla literacy alla fluency (intesa come espressione di se stessi e atto del porsi in relazione al contesto in modo naturale ed accurato [Crockett et al, 2011]) segna un traguardo perseguibile solo attraverso una costante azione didattica che ponga il discente realmente al centro del proprio processo di apprendimento (costantemente informato, protagonista dell’azione didattica, valorizzato partendo dalle competenze che ha maturato nel proprio personale percorso di crescita anche al di fuori del contesto scolastico).

L’impiego di task che prevedano la produzione di output concreti realizzati in formato digitale e destinati alla socializzazione in Rete consente di operare su solution fluency (definire il problema, individuare una soluzione adeguata, definire un processo di realizzazione [Crockett et al, 2011]) e media fluency (analizzare criticamente la comunicazione, utilizzare la comunicazione attraverso i media in modo efficace ed efficiente [Crockett et al, 2011]) pur rimanendo connessi a competenze specifiche indicate dai riferimenti normativi. La fase di feedback, invece, consente all’allievo di riflettere non solo su output / prodotto realizzato ma, insieme, sull’intero processo in cui ha agito.

L’azione è da intendersi come collaborativa e condotta, senza alcuna distinzione, in locale o in remoto, in modalità sincrona o asincrona. L’intervento formativo scolastico tradizionale cede il passo alla negazione del tempo   [Chatfield, 2012] determinata dall’immersione tecnologica. La competenza digitale e di cittadinanza divengono trasversali alle “competenze scolastiche” (indicazione semplificativa che rimanda alla normativa sopra menzionata) in ogni esperienza di apprendimento; fino a poter affermare che tutte le competenze concorrono a comporre un’unica competenza di cittadinanza (digitale).

Engaged youth: uno spazio di condivisione aperto in Rete dedicato al tema della educazione alla cittadinanza (digitale) nella scuola

La proposta formulata intende favorire l’engaging degli allievi come cittadini (digitali). La scuola come laboratorio di competenze per la cittadinanza può realizzarsi solo se i soggetti in formazione divengono consapevoli del proprio ruolo e delle potenzialità delle tecnologia nell’esercizio della cittadinanza.

Si tratta, in primo luogo, di rendere il tema della cittadinanza centrale e motivante per i discenti e successivamente offrire uno spazio integrato, tra analogico e digitale, in cui essi possano sperimentare, realizzare confronti, condividere risorse ed esperienze.

Si profila una sfida formativa/educativa complessa perché complessi sono i bisogni degli allievi che si intende intercettare. Un esempio: si deve evitare di correre il rischio di sottovalutare la presenza di allievi che hanno già maturato in questo ambito una propria identità (“self-actualizing citizen” [Bennet, 2007]).  Il facilitatore (il docente e-leader) dell’esperienza dovrà farla emergere, leggerla, interpretarla  e valorizzarla.

È necessario ricostruire il rapporto con le Istituzioni in modo innovativo utilizzando la tecnologia come volano: dalla “partecipazione ad iniziative” alla “creazione di iniziative”. Il discente deve essere educato ad interloquire in modo propositivo nonché a saper indicare e suggerire politiche. Essere cittadini (digitali) non può, e no deve, limitarsi al fruire dei servizi on line resi disponibili dalle Amministrazioni o altre realtà. I cittadini, in una società ormai globale, sono portatori di esperienze eterogenee di tipo socio-culturale-professionale e di bisogni  eterogenei, mutevoli e difficilmente classificabili. In quest’ottica non solo il cittadino ha “bisogno” dell’Istituzione per avere risposte, ma anche le Istituzioni hanno “bisogno” dei cittadini per formulare politiche efficaci [5]. La partecipazione (oggi resa più immediata e facilitata dalla dimensione digitale) è cruciale perché si realizzi una (e)-governance efficace. 

In concreto, si è definita la creazione di uno spazio di condivisione aperto in Rete dedicato al tema della educazione alla cittadinanza (digitale) nella scuola

L’ambiente ipotizzato, denominato “Engaged Young Citizens”, ovvero “Giovani cittadini impegnati”, si articola in 4 macro sezioni: Social, Tools, Spazio di contatto, Antenna di cittadinanza digitale. Il carattere innovativo risiede nel fatto che esso non è un repository ma un aggregatore. L’utente (scuola, alunno, istituzione, docente, …) espone in una “vetrina” organizzata ed ottimizzata un “prodotto” già on line con l’intento   di  renderlo più facilmente “visibile”. Ciò, inoltre, consente di intercettare utenti, interessati, per esempio, alla fruizione di approfondimenti, e connetterli ai propri domini.

La sezione Social è destinata alla diffusione delle esperienze di apprendimento realizzate sul tema della cittadinanza digitale, prevede un uso dei social network finalizzato alla condivisione delle buone prassi e alla creazione di dibattiti intorno ad esse.

La sezione Tools è progettata per divulgare modelli operativi, manualistica, applicazioni, ecc. utili a realizzare efficaci esperienze di apprendimento (essa è aperta a prodotti gratuiti e a pagamento).

Spazio di contatto è la sezione dedicata ad ospitare interviste, contribuiti, webinar realizzati da Referenti Politici, Istituzionali e Rappresentanti della società civile che possono proporre interventi in modo spontaneo o su sollecitazione di allievi (nell’ambito di percorsi formativi in essere).

Antenna di cittadinanza digitale rappresenta un’agenda aggiornata su iniziative che promuovano la cittadinanza e la partecipazione attiva attraverso l’uso competente della Rete e dei media. Costituisce un elemento di stimolo costante al confronto, in particolare, con esperienze internazionali.

Accessibile alle scuole di ogni ordine e grado, lo spazio di aggregazione EYC intende valorizzare il curricolo verticale intorno al tema dell’educazione del cittadino (digitale); favorire il consolidamento della partnership educativa/formativa tra scuola, istituzioni e società civile; stimolare la ricerca e produzione di strumenti dedicati (cfr. sezione Tools).

 

Le idee proposte sono state elaborate dal gruppo di studio modemlab [4].

 

Bibliografia

Ala-Mutka K.; Mapping Digital Competence: Towards a Conceptual Understanding, Luxembourg, 2011

Bennett W.L.; Changing Citizenship in the Digital Age; prepared for OECD/INDIRE conference on Millennial Learners, Florence, March 5-6, 2007

Bauman Z.; Liquid life, Cambridge, 2005

Cameron-Curry L.; Pozzi M.; Troia S.; Educare alla cittadinanza digitale. Un viaggio dall’analogico al digitale e ritorno; Trento, 2014

Christensen C.; The innovator's dilemma: when new technologies cause great firms to fail;  Boston, 1997

Crockett L.; Jukes I.; Churches A., Literacy Is NOT Enough: 21st Century Fluencies for the Digital Age (The 21st Century Fluency Series), Thousand Oaks, 2011

Dodge, B.; WebQuests: A Technique for Internet-Based Learning; Distance Educator, 1, 2, 1995, 10-13

Ferrari A.; Punie Y.; Brečko B. N.; DIGCOMP: A Framework for Developing and Understanding Digital Competence in Europe, Luxembourg, 2013

Gramberger M.; Citizens as Partners, OECD Handbook on Information, Consultation and Public Participation in Policy-Making, Paris, 2001

Print M.; Lange D.; Schools, Curriculum and Civic Education for Building Democratic Citizens, Rotterdam, 2012

Sherrod L. R.; Torney-Purta J.; Flanagan C.A.; Handbook of Research on Civic Engagement in Youth; 

Trilling B.; 21st Century Skills: Learning for Life in Our Times, San Francisco, 2009 

 

Sitografia

[1] https://tspace.library.utoronto.ca/handle/1807/32142

[2] http://biblioteca.formez.it/webif/media/e-democracyLG.pdf

[3] https://archive.org/details/OpenGovernment

[4] http://www.modemlab.eu / http://www.cittadinanzadigitale.eu

Ultima modifica: 
Giovedì, 31 Luglio, 2014 - 16:52
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